Le "cento domeniche" di Antonio Albanese: storia di un'ingiustizia

Cento domeniche, cento ultimi giorni di cento settimane, poco più di due anni. Questo è il tempo che un operaio di provincia, caro amico del protagonista, impiega per costruire la sua casa. Perché un operaio, che lavorava in fabbrica dal lunedì al sabato, non aveva molto tempo da dedicare ad attività extra lavorative. 

Tra enormi sacrifici, però, rinunciando al meritato riposo del fine settimana, riesce nell'intento di realizzare il suo sogno: una casa sua, tirata su con le proprie mani. Poi, qualcosa va storto, e quei sacrifici diventano vani. Perde tutto e resta solo. Il film di Antonio Albanese, Cento domeniche, ci racconta una storia della provincia lombarda, la storia di Antonio, della sua vita di sacrifici, assimilabile a quella di molti altri operai che dagli anni sessanta fino ai giorni nostri, hanno vissuto una vita di abnegazione, al fine del raggiungimento di un benessere che prima o poi sarebbe arrivato. 

Quarantatre anni di servizio in un cantiere navale di provincia, e finalmente il prepensionamento. Antonio, però, continua a lavorare in fabbrica, a nero, fin quando una visita dell'ispettorato del lavoro, costringe il titolare dell'azienda a ritirare quell'offerta di collaborazione che gli permetteva di arrotondare le entrate e riuscire a tenere testa alle tante spese quotidiane. Ma Antonio non si abbatte. Ha promesso a sua figlia di occuparsi delle spese per il suo imminente matrimonio, e una mattina si reca in banca per prelevare dai risparmi di una vita, la liquidità che gli servirà per le varie spese previste. Ma è proprio nell'ufficio del direttore di filiale, che accade qualcosa che condurrà gli eventi verso una discesa rapida nell'oblio. 

Antonio Albanese, accantona le vesti dei suoi personaggi paradossali, per vestire un ruolo drammatico che lascia l'amaro in bocca. Il film non invita alla riflessione, anche perché non offre spunti su quelle che potrebbero essere le soluzioni al problema, ma si limita a raccontare una cruda realtà. Una storia che mette a confronto il sogno e il baratro, separandoli da una sottile linea quasi invisibile, perché è proprio la sua effimera essenza, a dare valore alla felicità, la cui ricerca comincia quando veniamo al mondo.

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