Le "cento domeniche" di Antonio Albanese: storia di un'ingiustizia
Quarantatre anni di servizio in un cantiere navale di provincia, e finalmente il prepensionamento. Antonio, però, continua a lavorare in fabbrica, a nero, fin quando una visita dell'ispettorato del lavoro, costringe il titolare dell'azienda a ritirare quell'offerta di collaborazione che gli permetteva di arrotondare le entrate e riuscire a tenere testa alle tante spese quotidiane. Ma Antonio non si abbatte. Ha promesso a sua figlia di occuparsi delle spese per il suo imminente matrimonio, e una mattina si reca in banca per prelevare dai risparmi di una vita, la liquidità che gli servirà per le varie spese previste. Ma è proprio nell'ufficio del direttore di filiale, che accade qualcosa che condurrà gli eventi verso una discesa rapida nell'oblio.
Antonio Albanese, accantona le vesti dei suoi personaggi paradossali, per vestire un ruolo drammatico che lascia l'amaro in bocca. Il film non invita alla riflessione, anche perché non offre spunti su quelle che potrebbero essere le soluzioni al problema, ma si limita a raccontare una cruda realtà. Una storia che mette a confronto il sogno e il baratro, separandoli da una sottile linea quasi invisibile, perché è proprio la sua effimera essenza, a dare valore alla felicità, la cui ricerca comincia quando veniamo al mondo.



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